Ipnosi stradale

Il nostro corpo, soprattutto nell’era moderna, così frenetica e “accelerata”, è spesso sottoposto a fenomeni particolari: a volte compiamo delle azioni in modo totalmente automatico senza nemmeno ricordarci di averle pensate. Uno dei casi più curiosi è quello della “ipnosi stradale“.

Può sembrare un qualcosa di trascendentale o misterioso, ma in realtà è un fenomeno più comune di quanto possa sembrare. Studiato per la prima volta nel 1921, questo tipo di ipnosi è sempre più frequente nelle persone che si mettono alla guida del loro veicolo, soprattutto su strade lunghe e monotone.

Non si tratta di una vera e propria malattia, ma di una sorta di disturbo psicosomatico: secondo i ricercatori è sempre più comune che le persone in auto (non per forza esclusivamente il conducente), scindano la parte cosciente dal proprio subconscio. Mentre la prima esegue le azioni classiche e quotidiane (rispondendo anche a stimoli dal mondo esterno), la seconda prende totalmente un altro percorso, sperimentando una vera e propria dissociazione.

Quante volte ci è capitato, mentre siamo alla guida del nostro veicolo, di “imbambolarci” con gli occhi spalancati e fluttuare tra migliaia di pensieri, ma comunque essere in grado di fare curve, frenate e rispettare i codici della strada? Ecco, questo è un effetto dell’ipnosi stradale.

È come se il conducente si ritrovasse a “sognare ad occhi aperti”. Non a caso, infatti, al termine di questa trance, il soggetto che ha subìto l’ipnosi può anche non ricordare nulla del tragitto appena percorso, rimanendo stupefatti del proprio operato automatizzato.

Sebbene questo disturbo momentaneo il più delle volte ci faccia sorridere (“ah, ti sei imbambolato!“), in realtà può diventare una condizione piuttosto pericolosa e, già sul finire degli anni ’50, era molto diffusa l’ipotesi secondo cui diversi incidenti spiegabili potessero essere giustificati dalla ipnosi stradale. Nei casi più estremi infatti, l’ipnosi può portare a colpi improvvisi di sonnolenza.

I ricercatori non hanno ancora una prova concreta sul cosa faccia scaturire questo “flusso di coscienza”, ma è chiaro che la dissociazione sia legata a qualche stimolo improvviso: può trattarsi di un suono, di una parola, di un colore, di una condizione di stress o persino di un pensiero autogenerato.

Tra le cause esterne c’è da considerare il fattore dell’automatizzazione: compiere moltissime volte la stessa, identica azione, porta il nostro cervello a non preoccuparsi più di tanto di ciò che sta accadendo, e a “volare” su altri pensieri.

È uno dei motivi per cui le lunghissime strade americane o della Siberia – nonostante possano correre dritte per migliaia di chilometri – in realtà presentano delle curve a gomito apparentemente senza senso: è un modo per richiamare all’attenzione chi è al volante, evitando possibili disastri.

Drenare e..sgonfiare con stimolazione del microcircolo!

Tisane drenanti e sgonfianti: quali sono le migliori?

Tisane drenanti e sgonfianti, infusi per stimolare la diuresi, dal presunto effetto detox e depurativo. Ma davvero sono efficaci? E se sì, quali sono le migliori? “Sicuramente esistono alcune tisane e alcuni infusi a base di piante come centella, tarassaco o sambuco che possono avere un effetto drenante e agire in maniera lipolitica, stimolando lo scioglimento dei grassi. Ma non si pensi che si possa bere una tisana e poi mangiare un pacco di patatine fritte e ottenere un effetto drenante o persino dimagrante”

Alcune tisane e infusi possono però avere davvero effetti benefici, se inserite in una dieta leggera, sana ed equilibrata. “In particolare alcune tisane ed infusi possono essere utili a livello di pelle e di contrasto alla ritenzione idrica. Naturalmente bisogna di pari passo curare anche la parte alimentare e legata all’attività fisica, con un occhio al tono muscolare”, spiega la dietista. “Per avere un’efficacia a livello di drenaggio, di contrasto al ristagno dei liquidi, bisogna lavorare su due piani: il piano detox, per far sì che reni e fegato – i due organi naturalmente deputati alla depurazione da scorie e tossine – lavorino al meglio, e a livello di microcircolo”,

TISANE DRENANTI: LE MIGLIORI

Proprio per ottenere questo duplice effetto è necessario un duplice approccio: “A livello detox sono ottime tisane, infusi e decotti a base di carciofo, tarassaco, zenzero, sambuco. Per migliorare il microcircolo, invece, sono particolarmente indicati infusi a base di centella, pilosella e semi di finocchio”, “Il sambuco, in particolare, stimola anche il metabolismo mitocondriale. Per favorire il microcircolo sono ottimi gli antiossidanti presenti in alcuni alimenti (in particolare crucifere e frutti rossi, ma non solo), che possono andare a potenziare l’effetto detox delle tisane. In questo senso un ottimo alleato è il succo di mirtillo puro, senza zuccheri aggiunti, eventualmente diluito con acqua: è ricchissimo di flavonoidi e ha un elevato potere antiossidante. Lavora non tanto in termini di drenaggio dei liquidi quanto di trofismo del microcircolo, a livello circolatorio e linfatico. Lo stesso discorso vale per il succo di melograno, un altro frutto ricchissimo di antiossidanti con effetti benefici a livello di sistema circolatorio”.

NON SOLO TISANE: ANCHE TÈ DRENANTI

Oltre a tisane, infusi e succhi non bisogna dimenticare alcuni tè ricchi di antiossidanti: “Tè verde, tè bianco e tè matcha sono perfetti. Tra l’altro la concentrazione di teina è inferiore a quella del tè nero, cosa che li rende più simili alle tisane. Tra tè e tisane possiamo berne anche due litri al giorno. Una cosa, però, va ricordata: fanno benissimo, ma non fanno dimagrire. Se vedete un calo ponderale si tratta di liquidi persi. Per dimagrire bisogna tagliare l’introito calorico, tutto un altro discorso”

Infiammazioni generalizzate🙃

È un argomento su cui lavoro, studio e ricerco molto, perchè gran parte delle persone con cui ho a che fare credono di avere SOLO un problema muscolo scheletrico, ma in realtà hanno uno stato di infiammazione generale E un problema muscolo scheltrico (che spesso viene “amplificato” dall’incendio generale).

I meccanismi con cui il nostro corpo oscilla tra infiammazione e anti infiammazione sono veramente affascinanti, e coinvolgono:

  • l’esercizio fisico ed il movimento
  • l’alimentazione
  • le nostre emozioni ed il nostro stile di vita

TEST: quanto è “infiammatoria” la tua… agenda?

Il test che ti propongo oggi, e che a me ha spesso fatto riflettere profondamente, non riguarda quanta infiammazione puoi sviluppare con la tua dieta o quanta ne potresti ridurre con il tal esercizio fisico: di questo ne parleremo casomai dopo!

Il test “infiammatorio” di oggi riguarda l’organizzazione del nostro stile di vita, che ahinoi ha un peso fondamentale su quanto stress accumuliamo, e quindi anche sul quanta infiammazione sviluppiamo (l’infiammazione è una risposta naturale allo stress).

Pensa ad una situazione non così remota, dove ad esempio:

  • fai per 8-10 ore un lavoro che forse non ti piace così tanto e ti genera stress/insoddisfazione
  • arrivi a casa e ci sono mille altri impegni familiari da sbrigare
  • il “tempo che dedichi a te stesso” si riduce ad un film dopo cena, sul quale magari ti addormenti pure

Quanto può essere “infiammatoria” una situazione di questo genere, e quanto possiamo dis-infiammarla a colpi di…sedano, carote e Omega 3?

Ci siamo capiti.

Visto che lo stile di vita e l’organizzazione della tua giornata “pesano” tantissimo sul tuo bilancio infiammatorio, ogni tanto è utile fare i conti con verità un po’ scomode, come quelle che a volte emergono da questo semplice test.

Ecco come funziona.

Prendi un foglio di carta e una nota sul telefono e scrivi almeno 3 frasi che identifichino i tuoi valori a livello di:

  • te stesso
  • le tue relazioni
  • il tuo lavoro

Semplice esempio: riguardo a “te stesso” puoi scrivere “sono un amante della fotografia” oppure “sono un amante delle camminate in montagna”.

A riguardo delle “relazioni” scrivi cosa è per te importante riguardo ad amicizia e famiglia, ad esempio “per me è importante che un padre sia sempre presente nelle attività del figlio”, oppure “è importante che moglie e marito dedichino tempo ai progetti comuni”.

A riguardo del “lavoro” scrivi come ti identifichi maggiormente a livello di tuo ruolo nella società, tipo che so, “sono un imprenditore che deve prendere decisioni e non occuparsi di rispondere alle mail”.

Ecco, scrivi almeno 3 valori per ognuno di questi 3 campi e poi….

….. mettili semplicemente a confronto con la tua agenda futura del benessere

  • quanto nella tua giornata c’è veramente spazio per esprimere i valori che ritieni importanti per “te stesso”?
  • quanto c’è tempo per vivere effettivamente i valori che ritieni importanti in termini di relazioni?
  • quanto la tua “identità lavorativa” assomiglia a quella che riterresti più adatta per te?

Ecco, più c’è discordanza tra la realtà ed i tuoi valori ideali, più è probabile che il tuo sistema nervoso accumuli stress in modo estremamente subdolo, e questo non può che avere effetti subdolamente infiammatori.

Bene parliamone senza vergogna🙃

Sebastiano Riccobono Tel. 3272831624

Marcello Chiapponi/articolo

La sindrome Gastrocardiaca


Dott. Felice cosentino

La Sindrome gastro-cardiaca è caratterizzata da un complesso di disturbi cardiaci funzionali scatenati da una distensione gastrica. I sintomi cardio-respiratori sono spesso di tale intensità da allarmare il paziente che, nel sospetto di una reale patologia cardiaca, si rivolge immediatamente al cardiologo o al pronto soccorso. Una volta però esclusa una responsabilità cardiologica il paziente viene inviato al gastroenterologo per la diagnosi ed il trattamento della patologia digestiva di base.

Tale sindrome (conosciuta anche come “Sindrome di Roemheld-Techlenburg-Ceconi” o “Sindrome da iperdistensione gassosa del fondo gastrico”) è stata riportata per la prima volta da Ludwing Roemheld (1871-1938) alla fine del 1900. E’ poco descritta in letteratura, ma é ben nota a cardiologi e gastroenterologi.

Sintomi

I sintomi, che compaiono generalmente dopo i pasti, sono diversi e variamente associati fra di loro:

  • dolore al petto
  • difficolta respiratoria
  • orte fastidio alla “bocca” dello stomaco,
  • istensione gastrica (evidente spesso a livello dell’epigastrio e/o ipocondrio sinistro),
  • nausea,
  • astenia,
  • sensazione di svenimento,
  • difficoltà ad eruttare,
  • sudorazione,
  • ansietà,
  • palpitazioni, più o meno intense
  • difficoltà del sonno (soprattutto se si va a dormire poche ore dal pasto o ci si posiziona sul fianco sinistro).

E’ importante sottolineare che la sintomatologia non é determinata da alcuna patologia cardiologica, né i sintomi possono compromettere, con il persistere della sindrome, la funzionaltá cardiaca.

Causa


Anche se non sono ben chiari i meccanismi attraverso i quali possano scatenarsi i riflessi gastro-cardiaci, sembra che la causa scatenante sia un eccesso di aria nello stomaco ed in particolare nel fondo gastrico. Lo stomaco, fortemente disteso, può provocare un sollevamento del diaframma ossia di quel muscolo piatto, a cupola, che separa il torace dall’addome, e gli organi toracici da quelli addominali.

Il cuore, che è appoggiato sul diaframma ed è in stretta contiguità con il fondo gastrico, viene a sua volta spinto verso l’alto (Fig. 1).

Questo spostamento del muscolo cardiaco causa l’attivazione di risposte “riflesse” (ossia attività indipendenti ed involontarie) che possono portare alla sintomatologia precedentemente descritta. Indipendentemente dall’azione meccanica sul diaframma e sul cuore sembra, però, che la sola distensione gastrica possa attivare dei riflessi (detti “riflessi gastro-cardiaci”) che possono condurre all’avvio della sintomatologia.

Fig.1. La freccia in giallo mette in evidenza lo spazio sottile (diaframma) che separa lo stomaco dal cuore.

Diagnosi

Non ci sono test specifici, ma si tratta di una “diagnosi di esclusione”. E’ indispensabile, in primo luogo, un consulto specialistico cardiologico per escludere un’eventuale patologia cardiaca. Dal punto di vista gastroenterologico, poi, bisogna ricercate e correggere eventuali patologie che possono causare o aggravare il meteorismo intestinale o alterare la motilità digestiva.

Una volta escluse le patologie organiche cardiologiche e digestive il paziente non deve essere considerato (come spesso succede) un ….ipocondriaco, ma va sospettata tale sindrome funzionale e vanno messe in atto le adeguate misure per ridurre il gonfiore dello stomaco e promuovere un’efficace motilità digestiva, nel caso questa fosse deficitaria.

Una conferma della distensione gastrica (a volte notevole) si può ottenere con una radiografia diretta dell’addome (Fig. 2) nel momento della crisi.

Fig. 2. L’immagine radiologica mette in evidenza una forte distensione del fondo gastrico che sospinge il diaframma.

Misure preventive


Poiché, come già detto, la causa scatenante sembra essere legata alla distensione gastrica (spesso il paziente trova immediato beneficio con l’eruttazione!) bisogna “concentrarsi” sulle condizioni che possono determinare il “gonfiore dello stomaco”. 

E’ importante, quindi eliminare alcune “cattive abitudini” sul comportamento a tavola, per poi passare a “cosa” si mangia.

Ecco, in sintesi, alcune regole generali per evitare il ” gonfiore dello stomaco”:

  • Mantenere il proprio peso forma, svolgendo regolare attività fisica giornaliera
  • Non fumare
  • Limitare l’alcol
  • Mangiare poco, più volte al giorno, per evitare il sovraccarico dello stomaco: concentrare tutto il cibo in un solo pasto equivale a concentrare il lavoro di una giornata intera in poche ore!
  • Mangiare lentamente e masticando a lungo per evitare di inghiottire aria che va a distendere lo stomaco. Bisogna anche ricordarsi che la prima digestione avviene in bocca, per cui mangiare in fretta senza masticare bene il cibo comporta un lavoro gastrico più lungo.
  • Limitare cibi molto speziati e cibi acidi come i pomodori e gli agrumi.
  • Non mangiare mai fino a sentirsi completamente sazi.
  • Cercare di mangiare con “tranquillità” e se si è al lavoro, evitare di consumare il pasto velocemente ed in piedi: consumare il pasto con calma, possibilmente seduti, concedendosi almeno 20-30 minuti di relax prima di riprendere il lavoro.
  • Non indossare indumenti troppo stretti, specie a tavola.
  • Moderare l’uso di bevande che contengono caffeina (come cioccolata, caffè, tè).
  •  Fare una passeggiata dopo i pasti ed evitare di “sdraiarsi” immediatamente.

Lo specialista gastroenterologo indicherà al paziente, sulla base della sua storia clinica, misure correttive specifiche e prescriverá se necessario un trattamento farmacologico mirato (procinetici, antimeteorici, ecc.). Se tale approccio dovesse risultare insufficiente o inefficace bisogna, allora, valutare lo stato psicologico del paziente e consigliare, ravvisandone la necessità, un supporto psicoterapeutico.

Cosa fare DURANTE LA “crisi”?

 Prima regola è non farsi prendere dal panico. La cosa fondamentale è sapere che si tratta di un disturbo funzionale e che non può succedere nulla. La coscienza di quello che si ha è già una mezza terapia.

Alcuni accorgimenti per controllare la sindrome:

  • Distendersi su un letto e respirare in modo profondo e lentamente
  • Assumere eventualmente qualche ansiolitico
  • Cercare di eliminare l’aria dallo stomaco trovando la posizione adatta (cambiando il decubito, ecc,) o assumendo una bevanda calda o leggermente frizzante.
  • Alimentazione leggera nelle ore successive.

Echinacea

È una tra le erbe officinali più conosciute e utilizzate per rinforzare le difese immunitarie, soprattutto nei mesi dell’autunno e dell’inverno: l’Echinacea ha infatti una serie di proprietà riconosciute da numeri studi farmacologici, ed è in grado di aumentare la resistenza alle infezioni virali e batteriche, in particolare nella prevenzione dell’influenza e dei malanni da raffreddamento. Cerchiamo dunque di saperne di più e di scoprire come adoperarla per goderne al meglio i benefici.  

LA PIANTA – Il suo nome deriva dal greco “echinos“, che vuol dire “riccio” (con riferimento alle caratteristiche del seme o forse per la forma della parte centrale del fiore). È un genere di piante erbacee perenni a cui appartengono nove diverse specie: di queste, per gli usi officinali ne vengono considerate tre in particolare: Echinacea angustifolia, Echinacea purpurea Echinacea pallida, diverse tra loro dal punto di vista botanico e per attività farmacologica, ma simili nel loro utilizzo clinico. Originaria del Nord America, l’Echinacea è una pianta perenne a quiescenza invernale che cresce spontanea su vaste aree dell’America Settentrionale. In Europa e anche nel nostro Paese è facilmente reperibile con facilità nei centri di giardinaggio, nei quali è venduta sia come pianta ornamentale che per le sue proprietà terapeutiche.

LE PROPRIETÀ – Nelle radici dell’Echinacea, ma anche nelle parti aeree, sono presenti alcuni principi attivi dalle proprietà antiossidanti, immunostimolanti, antinfiammatorie, antivirali e antibatteriche. Le proprietà immunostimolanti, riconosciute da diversi studi scientifici, derivano da alcuni polisaccaridi contenuti in particolare nelle radici, che si sono dimostrati in grado di stimolare il sistema immunitario, rendendolo più resistente nei confronti delle infezioni virali e batteriche. Le proprietà terapeutiche dell’Echinacea sembrano da mettere in relazione a un fitocomplesso, più che a uno o più principi attivi: questi ultimi sono le sostanze che determinano l’azione terapeutica di un farmaco o di una pianta medicinale, mentre il fitocomplesso è l’insieme delle sostanze estratte dalla pianta, compreso il principio attivo (o i principi attivi), che nel loro insieme originano l’azione terapeutica, anche se non è possibile riconoscere con precisione l’azione di ciascun componente. Il fitocomplesso, inoltre, di solito modula in modo più equilibrato l’azione del principio attivo, riducendone le controindicazioni. Oltre a rendere l’organismo più resistente a virus e batteri, l’Echinacea ha la capacità di prevenire la degradazione dell’acido ialuronico, nutriente fondamentale delle cartilagini, e favorisce la guarigione delle ferite. Non a caso anticamente le popolazioni degli Amerindi del Nord America usavano il fusto di questa pianta per curare piaghe della pelle, ferite e persino i morsi dei serpenti. 

COME SI USA – L’utilizzo di estratto di fiori di Echinacea purpurea è stato approvato dall’Agenzia europea per i medicinali (EMEA) per la prevenzione a breve termine e il trattamento del raffreddore, raccomandando un trattamento non superiore ai dieci giorni e limitato ai soggetti adulti (sopra i 12 anni). L’Echinacea può essere assunta sotto forma di decotto (si prepara con un cucchiaino raso di radice sminuzzata in una tazza d’acqua fredda: si fa bollire quel qualche minuto poi si lascia in infusione per 10-15 minuti e si beve dopo averla filtrata). In alternativa esistono in commercio capsule o compresse di estratto secco da assumere secondo l’indicazione del farmacista o dell’erborista, oppure sotto forma di gocce di tintura madre. Qualunque sia la formulazione prescelta, i risultati migliori si ottengono con l’utilizzo preventivo o con l’assunzione immediata alla comparsa dei primi sintomi da raffreddore. 

CONTROINDICAZIONI – Sono in realtà poche e si limitano, oltre ai casi di ipersensibilità individuale, ai soggetti con malattie autoimmuni e neoplasie, in gravidanza e durante l’allattamento. L’Echinacea non va somministrata ai bambini piccoli, il cui sistema immunitario è ancora in formazione, e in generale sotto i 12 anni, per prevenire l’insorgenza di eventuali allergie.  

Mediaset Play/ Tgcom24

La temperatura del nostro corpo si abbassa🙃..perché??

L’Homo sapiens si sta raffreddando! Se quasi due secoli fa la temperatura media standard del corpo umano si attestava – stando alle misurazioni ufficiali – sui 37 °C, recenti studi hanno dimostrato che oggi oscilla tra 36,6 e 36,4 °C, a seconda dell’area geografica. Ora, una nuova analisi ha riscontrato la stessa diminuzione, in un periodo di tempo molto più ristretto, su una popolazione dell’Amazzonia boliviana, gli Tsimané.

MISURAZIONI GLOBALI. In  16 anni, la temperatura di questo popolo che vive a una latitudine tropicale è calata di 0,05 °C l’anno fino a portarsi a uno standard di 36,5 °C. In meno di due decenni, gli Tsimané hanno raggiunto lo stesso calo di temperatura che gli americani hanno sperimentato in circa 200 anni. L’analisi si basa su 18.000 misurazioni effettuate su 5.500 adulti, e ha tenuto conto di fattori esterni che possono occasionalmente influenzare la temperatura corporea, quali la massa grassa e la temperatura dell’ambiente.

ALTRI FATTORI. Secondo gli studiosi, il calo della temperatura media in questa popolazione isolata che vive di agricoltura, caccia e pesca, può aiutare a far luce sulle cause di questo fenomeno. Secondo la teoria più diffusa, una migliore igiene, nonché l’accesso a vaccinazioni, antibiotici e cure mediche, hanno comportato un calo delle infezioni a livello globale: un sistema immunitario meno attivato, infatti, porta a meno infiammazioni e, di conseguenza, a una temperatura più bassa.

Una tesi, questa, alla quale sono giunti studi precedenti condotti negli Stati Uniti e nel Regno Unito, ma che secondo gli esperti non può essere altrettanto valida tra le popolazioni della Bolivia rurale dove le infezioni sono ancora molto diffuse. Inoltre, il calo della temperatura è rimasto ugualmente alto quando i ricercatori hanno ristretto le analisi alla porzione di questa popolazione (meno del 10% del totale) completamente sana. Quale altra ragione, dunque, può spiegare il fenomeno dell’abbassamento della temperatura corporea dell’uomo di questo secolo?

Focus

Il Terapista Olistico..una figura misteriosa..chi è?

Terapia Craniosacrale

Riflessioni..sul Terapista Olistico🙂
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Non sono un medico
non sono un fisioterapista
non sono un’infermiere
non sono un guaritore..

sono semplicemente un’Operatore Olistico che si occupa della salute e del Benessere…un Terapista specializzato..

Tante sono le tecniche..e le ho imparate..e non si finisce mai di imparare..ma per applicarle c’è bisogno di fede..di tanta fede e tanto coraggio! Non c’è spazio per la paura👍

Il mio ricevente è una persona da Ascoltare bene perche mi stima🙂
il mio ricevente è una persona da Coccolare perché vuole stare Bene👍
il mio ricevente è una persona da Attenzionare con Umiltà e Impegno..
il mio ricevente è talvolta insofferente, scoraggiato e giù di tono..e si aspetta di risolvere i suoi malanni attraverso la mia presenza e il mio coraggio ma soprattutto tramite il suo coraggio che ha già pian piano piegato la paura che lo legava al piano della sofferenza..

è il trionfo della Nostra fede..è un percorso in sintonia..è la cosa giusta da fare!

ma sò anche…che il mio ricevente è il mio Migliore “Strumento da Accordare”..e poi da scoprire per poi suonare Buona musica con le sole note Intonate che da sole bastano per creare sufficiente Armonia e Benessere.

E con silenzio e pazienza posso aiutarlo a cercare..per poi Trovare..
la sua parte Sana che lo fa, talvolta.. Guarire🙂👍

Sebastiano Riccobono         Home

Danza e Distorsioni😞

Osservando uno spettacolo di danza vi siete mai chiesti come i protagonisti riescano a compiere determinati gesti artistici, e come facciano ad avere una tale capacità di movimento?
Dietro ogni singolo passo ci sono ore ed ore di allenamento quotidiano. Forza ed elasticità muscolare, equilibrio, leggerezza, linearità e fluidità di movimento sono frutto di un’attività che ha inizio dall’infanzia per poter sviluppare determinate modifiche muscolo-scheletriche rispetto alla normale anatomia e fisiologia umana.
Di conseguenza nella danza sono frequenti infortuni e disturbi dolorosi dovuti ad un sovraccarico funzionale.

Il disturbo più frequente nelle ballerine è a carico della colonna vertebrale, e sopratutto a livello lombare. Le cause principali sono la posizione anti-fisiologica assunta durante l’esecuzione di alcuni passi di danza, la sollecitazione eccessiva dei muscoli paravertebrali, i contraccolpi dei salti. Inoltre l’impostazione sempre eretta della ballerina con conseguente irrigidimento del rachide cervicale è causa di cervicalgie e dorsalgie.

Al secondo posto troviamo sicuramente i traumi del piede. Le scarpette da punta usate nella danza classica possono essere causa di calliduronivesciche e traumi alle unghie (unghie incarnite, ematoma subungueale con conseguente perdita dell’unghia). Inoltre l’alluce può andare incontro ad una deformazione (alluce valgo) dovuta ad uno stress eccessivo o ad una tecnica errata. Molte ballerine soffrono di fascite plantare un’infiammazione dell’aponeurosi plantare che causa dolore sotto il calcagno o al centro della pianta del piede.

Molto frequenti sono i traumi della caviglia e del ginocchio, con conseguenti lesioni capsulo-legamentose e meniscali, ed i traumi muscolari (contratture, stiramenti, strappi). Più rare invece le fratture da stress dovute sempre a carichi di lavoro eccessivi.

Infine, spesso le ballerine lamentano dolore all’anca soprattutto nell’esecuzione dei movimenti in en-dehors(extrarotazione), o quando tutto il peso del corpo è sostenuto su una gamba sola. In questi casi un esame diagnostico (radiografia o risonanza magnetica dell’articolazione coxo-femorale) può non rilevare alcuna lesione strutturale. Infatti la sintomatologia è spesso causata da uno squilibrio muscolare dei muscoli rotatori dell’anca: il muscolo ileo-psoas (origina dai corpi vertebrali di L1-L4 e si inserisce sul piccolo trocantere), il muscolo piriforme(dall’osso sacro al gran trocantere), il sartorio, i muscoli glutei.

Sebastiano Riccobono tel. 3272831624 Terapista in varie discipline bionaturali

http://www.olisticasalute.it